Trama e informazioni
Ispirandosi alla strage di Columbine senza realizzarne una ricostruzione letterale, Gus Van Sant evita tanto la spettacolarizzazione quanto la ricerca di una spiegazione rassicurante. Elephant segue i suoi giovani personaggi attraverso lunghi movimenti di macchina, lasciando emergere la vita del liceo da gesti, conversazioni e silenzi. L’ordinario non è un semplice preludio alla violenza: costituisce il tessuto stesso del film, osservato con una distanza che non diventa mai indifferenza. Il ricorso prevalente a interpreti non professionisti e a una lavorazione aperta ai loro vissuti conferisce agli incontri una naturalezza quasi documentaria. Anche il formato dell’immagine, vicino a quello dei vecchi film educativi, rinchiude i personaggi in uno spazio insieme familiare e inquietante. Van Sant non assegna allo spettatore una comoda causa da riconoscere né costruisce mostri separati dal contesto: conserva invece l’opacità dell’evento e il peso delle domande. Essenziale e rigoroso, il film vinse nel 2003 sia la Palma d’oro sia il premio per la miglior regia al Festival di Cannes.
